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Studio Ribecca

Le scadenze del modello 730 2013

La nuova stagione fiscale è alle porte. In questo articolo riepiloghiamo tutte le scadenze ed i termini per il 2013, a seconda che l’assistenza sia fornita dal sostituto d’imposta o da un CAF o un professionista abilitato.
In caso di assistenza fiscale prestata dal CAF o dal professionista abilitato, si inizia con la data del 31 maggio quando il contribuente presenta al Caf o al professionista abilitato (che rilascia ricevuta) la dichiarazione e la busta contenente il Mod. 730-1 per la scelta dell’otto e del cinque per mille.
Entro il 15 giugno (scadenza che slitta al 17 giugno in quanto il 15 cade di sabato) il Caf o il professionista abilitato, verifica la conformità dei dati esposti nella dichiarazione, effettua il calcolo delle imposte e consegna al contribuente la copia della dichiarazione Mod. 730/2013 ed il relativo prospetto di liquidazione Mod. 730-3.
Entro il 30 giugno (slitta automaticamente al 1 luglio poiché la scadenza cade di domenica) il Caf o il professionista trasmette telematicamente i dati delle dichiarazioni elaborate, dei relativi prospetti di liquidazione e della destinazione dell’8 e del 5 per mille.
A partire dal mese di luglio il contribuente riceve la retribuzione (o pensione) con i rimborsi o con le trattenute per le somme dovute al fisco. Se la retribuzione è insufficiente per il pagamento delle imposte, la parte residua verrà trattenuta dalle retribuzioni dei mesi successivi.
Entro il 30 settembre il contribuente comunica al sostituto di non voler effettuare il secondo o unico acconto Irpef o di volerlo effettuare in misura inferiore rispetto a quello indicato nel Mod. 730-3.
Entro il 25 ottobre il contribuente può presentare al Caf o al professionista abilitato la dichiarazione Modello 730 integrativo.
Entro il 10 novembre (scadenza che slitta all’11 novembre dato che il 10 cade di domenica) il Caf o il professionista abilitato verifica la conformità dei dati esposti nella dichiarazione integrativa, effettua il calcolo delle imposte e consegna al contribuente la copia della dichiarazione Mod. 730 integrativo ed il relativo prospetto di liquidazione.
Nel mese di novembre il contribuente riceve la retribuzione (o la pensione) con le trattenute delle somme dovute a titolo di acconto Irpef. Se la retribuzione è insufficiente per il pagamento delle imposte, la parte residua viene maggiorata degli interessi mensili e trattenuta dalla retribuzione del mese di dicembre.

Canoni di locazione di studenti universitari – detrazioni

Allo studente universitario iscritto a un corso di laurea fuori sede è riconosciuta l’agevolazione di poter detrarre, in sede di dichiarazione dei redditi, il 19% del canone di locazione sostenuto nell’anno d’imposta, a determinate condizioni. Vediamo quali sono.

La norma, introdotta dalla Legge 296/2006 (Finanziaria 2007), prevede, ai fini della detrazione, che il contratto di locazione debba essere di tipo abitativo, stipulato o rinnovato ai sensi della Legge 431/1998, e regolarmente registrato.

La Legge 244/2007 (Finanziaria 2008) ha ampliato il riconoscimento della detrazione anche per i canoni relativi a contratti di ospitalità e agli atti di assegnazione in godimento o locazione stipulati con enti per il dritto allo studio, università e collegi universitari legalmente riconosciuti ed enti senza fine di lucro/cooperative.
La detrazione non è invece ammessa in caso di sublocazione, in quanto tali contratti non rientrano nelle tipologie previste dalla Legge 431/98 (Circolare Agenzia delle Entrate n. 21/201).

Per usufruirne è necessario che siano contemporaneamente soddisfatte le seguenti condizioni:

1)    che l’Università sia ubicata in un Comune distante almeno 100 km. da quello di residenza dello studente; per la verifica della distanza si deve far riferimento a quanto stabilito dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate n.34/2008 e cioè:

  • la distanza deve essere la più breve tra il Comune di residenza e quello in cui ha sede l’Università, calcolata prendendo quale riferimento una via di comunicazione esistente
  • se uno dei due tragitti è superiore a 100 km., è ammessa la detrazione;

2)    che il Comune di residenza dello studente appartenga a una Provincia diversa da quella dove di trova l’Università;

3)    che l’unità immobiliare sia situata nello stesso Comune in cui ha sede l’Università o in uno limitrofo.

La spesa massima agevolabile è pari ad Euro 2.633,00 e può essere detratta anche se sostenuta per il coniuge, i figli o altri familiari a carico. In tal caso, la detrazione compete al genitore intestatario del documento comprovante la spesa; se invece il documento è intestato al figlio, la spesa deve essere suddivisa tra i genitori in relazione all’effettivo sostenimento della stessa.

L’importo di Euro 2.633,00 deve intendersi quale limite massimo per nucleo familiare, indipendentemente dal numero dei contratti stipulati o dal numero dei figli studenti universitari.

Deve essere conservata la seguente documentazione:

  • copia del contratto di affitto/ospitalità
  • ricevuta dell’avvenuto pagamento dei canoni di locazione.

In caso di incapienza, la detrazione non può essere recuperata.

La Legge 217/2011 (Comunitaria 2010) pubblicata in G.U. il 2 gennaio 2012 riconosce la medesima detrazione anche per gli studenti fuori sede, che studiano in uno degli Stati UE o che aderiscono allo Spazio Economico Europeo, a decorrere dall’anno d’imposta 2012.

Interessi passivi: istruzioni per l’uso

Per l’acquisto dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale, è ammessa la detrazione degli interessi pagati in dipendenza di contratti di mutui ipotecari. Quali soggetti possono accedere alla detrazione? Quali sono i requisiti? Che cosa prevede la normativa in caso di coniuge separato o divorziato?

L’acquisto dell’unità immobiliare da destinare ad abitazione principale deve essere effettuatoentro i dodici mesi precedenti o successivi alla data di stipula del contratto di mutuo.

Per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente o i suoi familiari dimorano abitualmente. A tal fine, rilevano le risultanze dei registri anagrafici o l’autocertificazione effettuata ai sensi del D.P.R. n. 445 del 20 dicembre 2000, con la quale il contribuente può attestare anche che dimora abitualmente in luogo diverso da quello indicato nei registri anagrafici.

Ambito soggettivo

Dal punto di vista soggettivo, è utile osservare che l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 7 del 26 gennaio 2001, ha stabilito che il soggetto che intende detrarre gli interessi deve coincidere con:

  • il proprietario dell’unità immobiliare che ha acquistato l’immobile con il denaro proveniente dal mutuo a tal fine contratto;
  • il soggetto che ha stipulato il mutuo ipotecario.

Con la circolare n. 17 del 2006, però, l’Agenzia delle entrate ha precisato che “Risulta  ininfluente  la  ripartizione  della proprietà dell’immobile, alla   quale   non necessariamente  corrisponde  una  identica  ripartizione del  costo  di  acquisto.  Soprattutto  nel  quadro  dei rapporti  familiari può  accadere,  infatti,  che  la  ripartizione  del  costo  tra  i  soggetti acquirenti   non   corrisponda   perfettamente  alla  percentuale  di  titolarità del  diritto  reale  acquistato”.

In altri termini, è ammessa la possibilità per uno dei due coniugi di detrarre gli interessi relativi a un mutuo a lui intestato al 100 per cento anche nel caso in cui risulti proprietario soltanto di una quota.

Il requisito di acquirente e mutuatario è, quindi, sempre richiesto dall’Amministrazione finanziariaper beneficiare della detrazione, ad eccezione dei mutui stipulati prima dell’anno 1991, per i quali l’Agenzia delle entrate, con la Circolare n. 95/E del 12 maggio 2000 n. 95, risposta 1.2.6, ha stabilito che la detraibilità è ammessa anche per i soggetti che non siano titolari di redditi di fabbricati.

Ai fini della detrazione:

  • l’acquisto dell’unità immobiliare deve essere effettuato entro l’anno anteriore o successivo alla data di stipula del contratto di mutuo;
  • l’unità immobiliare in esame deve essere destinata ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto.

Ai fini delle imposte sui redditi, l’art. 5, comma 5 del TUIR prevede che per familiari si intendono il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo. Tale disposizione relativa ai familiari si applica a decorrere dal 2001, ma è valida anche per i mutui stipulati antecedentemente alla predetta data, purché, come previsto dalla circolare n. 50/E del 12 giugno 2002, risposta 4.2, l’immobile sia stato adibito ad abitazione principale del contribuente o di un familiare entro sei mesi dall’acquisto e l’acquisto dell’unità immobiliare sia stato effettuato nei sei mesi precedenti o successivi alla data di stipulazione del contratto di mutuo.

Ambito oggettivo

Sotto il profilo oggettivo, la detrazione spetta soltanto al “proprietario” o “nudo proprietario”. L’Amministrazione finanziaria, in merito, con la circolare n. 108/E del 3 maggio 1996, risposta  2.3.1, nonché con la circolare n. 95/E del 12 maggio 2000, risposta 1.2.7, ha stabilito che la detrazione, al contrario, non compete, in relazione a mutui stipulati per l’acquisto del diritto di usufrutto sull’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale dell’usufruttuario, poiché questi non acquisisce mai la piena proprietà dell’immobile.

Inoltre, la detrazione compete anche in caso di acquisto di una ulteriore quota di proprietà dell’unità immobiliare. Contrariamente a quanto sopra precisato, la detrazione non spetta nel caso in cui il mutuo sia stato contratto per acquistare autonomamente una pertinenza dell’abitazione principale, come nel caso di acquisto autonomo di box, soffitta, cantina, etc.

Coniuge separato o divorziato

Fino a quando non viene annotata la sentenza di divorzio, è utile osservare che il coniuge, ancorché separato, rientra comunque tra i familiari del contribuente. Ne deriva che, sino a tale data, persiste il diritto alla detrazione degli interessi passivi sia nel caso in cui l’unità immobiliare sia adibita ad abitazione principale da parte del coniuge fiscalmente a carico sia nel caso in cui l’unità immobiliare costituisca dimora abituale del coniuge che vanta il reddito maggiore.

Nel caso di divorzio, anche al coniuge divorziato che ha trasferito la propria dimora abituale spetta il beneficio della detrazione per la quota di competenza; in tal caso, però, è necessario che i suoi figli o i suoi familiari (ad eccezione dell’ex coniuge e dei suoi parenti) dimorino presso l’immobile abitualmente.

Secondo la circolare n. 20/E del 13 maggio 2011, inoltre, in caso di separazione dei coniugi, entrambi comproprietari dell’immobile e cointestatari del mutuo, gli interessi passivi sul mutuo ipotecario stipulato per l’abitazione principale da entrambi i coniugi comproprietari dell’immobile possono essere portati in detrazione integralmente dal coniuge che, a seguito di separazione, sia divenuto proprietario esclusivo dell’immobile e si è accollato le residue rate di mutuo  (c.d. accollo interno).

In altri termini, l’Amministrazione finanziaria ammette la detrazione degli interessi pagati anche se l’accollo del mutuo non ha rilevanza esterna e, quindi, il contratto di mutuo continua a risultare cointestato ad entrambi i coniugi. Tuttavia, è precisato che:

  • l’accollo deve essere formalizzato in un atto pubblico (ad esempio nell’atto pubblico di  trasferimento dell’immobile) o in una scrittura privata autenticata;
  • le quietanze relative al pagamento degli interessi devono essere integrate dall’attestazione che l’intero onere è stato sostenuto dal coniuge proprietario anche per la quota riferita all’ex coniuge.

Da ultimo, si ricorda che nella suddetta circolare n. 20/E del 2011, al par.1.2 è disposto che:

  • se a seguito della sentenza di separazione siano assegnati al marito l’unità immobiliare e la relativa pertinenza di proprietà dell’ex-moglie
  • se sui beni sopra descritti grava un mutuo ipotecario intestato a all’ex coniuge

detti immobili continuano ad essere destinati ad abitazione principale dei figli (e dell’ex coniuge).

Qualora, dalla sentenza di separazione, il marito sia obbligato ad assolvere le rate residue del mutuo contratto per l’acquisto dell’abitazione, sempreché nei suoi confronti ricorrano le condizioni previste dalla norma per fruire del beneficio, lo stesso può detrarre gli interessi, anche se il mutuo è intestato all’altro coniuge.

A tal fine, tuttavia, si precisa che l’accollo deve risultare formalizzato in un atto pubblico o in una scrittura privata autenticata e che le quietanze relative al pagamento degli interessi devono essere integrate dall’attestazione che l’intero onere è stato sostenuto dal coniuge attuale proprietario.

Scontrini fiscali nella dichiarazione dei redditi

Ogni anno, in occasione della dichiarazione dei redditi, i contribuenti possono detrarre le spese sanitarie sostenute per l’acquisto di medicinali e di farmaci. Ma come districarsi nella miriade di scontrini fiscali che arrivano nei nostri studi? Quali si possono detrarre e quali no?

Chiariamo allora quali sono le modalità per detrarre le spese sanitarie dalla dichiarazione dei redditi e come devono essere compilati i quadri in questione.

Le spese, se sostenute nell’interesse proprio o dei propri familiari a carico trovano la loro collocazione nel quadro E del modello 730/2013 o nel quadro RP del modello UNICOPF/2013 e danno diritto ad una detrazione nella misura del 19% dell’ammontare totale della spesa sostenuta nell’anno di imposta dedotta la franchigia di euro 129,11.

Per poter detrarre la spesa nel modello 730 o nel modello Unico, è necessario conservare il relativo scontrino fiscale parlante o la fattura recante il codice alfanumerico AIC (che identifica in modo univoco ogni confezione farmaceutica). I codici e/o le sigle che identificano i medicinali oggetto di detrazione sono i seguenti:

  • OTC per i farmaci da banco
  • SOP per farmaci senza ricetta
  • Farmaci di fascia C
  • Farmaci contrassegnati dalle diciture “omeopatico”, “galenico”, “officinale”, “magistrale”, “preparazione”, “automedicazione”, “etico”, “ticket” o analoghe
  • Farmaci contrassegnati dalle seguenti abbreviazioni: “f.co”, “Med.le”, “Omeo”, “Galen” o analoghe abbreviazioni

Le spese mediche per l’acquisto di farmaci possono essere detratte dalla dichiarazione dei redditi  documentando la spesa con lo scontrino fiscale o la fattura e senza la necessità di conservare copia della prescrizione medica o della ricetta rilasciata dal medico di base in quanto dallo stesso documento fiscale si evince la natura e la qualità del farmaco acquistato.

Lo scontrino fiscale parlante e la fattura devono contenere infatti la natura, la qualità e laquantità dei prodotti acquistati nonché il codice alfanumerico posto sulla confezione del medicinale ed il codice fiscale del destinatario.

Parafarmaci, integratori alimentari, prodotti curativi naturali e prodotti da erboristeria, anche se acquistati in farmacia e/o prescritti dal medico non sono invece deducibili dalla dichiarazione dei redditi.

Particolare attenzione meritano invece i prodotti, le apparecchiature e le strumentazioni che rientrano nella definizione di “dispositivi medici” e che non sempre sono detraibili dalla dichiarazione dei redditi.

La loro detraibilità in dichiarazione dei redditi è subordinata al rispetto di alcune condizioni minime quali la marchiatura CE sulla confezione del prodotto che ne attesti la conformità alle direttive europee e l’appartenza del prodotto all’elenco (non esaustivo) fornito dal Ministero della Salute.

Inoltre dallo scontrino fiscale o dalla fattura appositamente richiesta deve risultare il soggetto che sostiene la spesa e la descrizione del dispositivo, dal momento che la generica dicitura “dispositivo medico”, da sola non è sufficiente a consentire la detraibilità della spesa.

L’importo delle spese mediche da detrarre va inserito nel rigo E1 in colonna 2 del modello 730/2013 (RP1 colonna 2 del modello UnicoPF2013) e deve comprendere le spese sanitarie indicate nelle annotazioni del CUD 2013 con codice 1 o alla voce “importo delle spese mediche inferiore alla franchigia”.

Nella colonna 1 occorre indicare le spese sanitarie relative a patologie esenti, ovvero alcune malattie e condizioni patologiche che danno diritto all’esenzione dal ticket il cui elenco completo si può consultare nella banca dati del ministero della Salute sul sito www.salute.gov.it

Detrazioni figli – come indicarli in dichiarazione

La Legge di Stabilità 2013 ha introdotto alcune novità in materia di detrazioni fiscali per figli a carico. Riepiloghiamo, in forma schematica, le principali casistiche: genitori coniugati, genitori legalmente separati, genitori non coniugati.

Innanzitutto va precisato che le detrazioni dei figli a carico sono state incrementate da 800 a 950 euro per i figli di età pari o superiore a tre anni, da 900 a 1.220 euro per quelli con meno di tre anni. Inoltre, per i figli portatori di handicap l’importo sale da 220 a 400 euro. Per la dichiarazione di quest’anno tutto rimane invariato. La modifica introdotta decorre dal 1 gennaio 2013.

Possono essere considerati fiscalmente a carico i figli (naturali, riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati) che non abbiano conseguito un reddito superiore al limite di 2.840,51 euro. Per i figli non sono richieste altre condizioni; non assume alcuna rilevanza la convivenza, l’età, la mancanza di residenza in Italia.

La ripartizione delle detrazioni per figli fiscalmente a carico non è lasciata alla discrezionalità dei genitori, ma è espressamente regolamentata dalla vigente normativa in materia.

Per i genitori coniugati (non legalmente ed effettivamente separati):

  • la detrazione va ripartita nella misura del 50% per ciascuno;
  • questa regola generale può essere derogata solo in caso di apposito accordo tra i genitori stessi, con cui questi ultimi stabiliscano di attribuire l’intera detrazione (100%) a quello dei due che possiede il reddito complessivo di ammontare più elevato; ciò anche (ma non solo) al fine di evitare che la detrazione non possa essere fruita in tutto o in parte dal genitore con il reddito inferiore (circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 15/E del 16 marzo 2007).

Con la circolare 20/E del 13 maggio 2011, l’Agenzia delle entrate ha precisato che la detrazione per figli a carico deve essere considerata unitamente per tutti i figli del nucleo familiare. Non è possibile ripartire la detrazione solamente per alcuni figli e attribuirla interamente al genitore con il reddito più elevato per gli altri. Ad esempio non è possibile inserire un figlio con detrazione al 50% e l’altro figlio con detrazione al 100%, entrambi i genitori dovranno inserire i figli al 50% oppure al 100% al genitore con il reddito maggiore.

Per i genitori legalmente ed effettivamente separati, in caso di separazione legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, le regole per ripartire la detrazione sono diverse.

In presenza di accordo tra i genitori, potranno essere utilizzate le regole previste per i genitori coniugati:

  • nella misura del 50% per ciascuno dei genitori;
  • nella misura del 100% al genitore che presenti il reddito complessivo di ammontare più elevato.

In mancanza di accordo tra i genitori:

  • nella misura del 100% al genitore affidatario in modo esclusivo;
  • in caso di affidamento congiunto o condiviso, nella misura del 50% per ciascuno dei genitori affidatari;
  • nelle ipotesi di incapienza di imposta, quando, cioè, il genitore affidatario o uno dei genitori affidatari (in caso di affidamento congiunto) abbia un reddito tale da non consentirgli di usufruire in tutto o in parte della detrazione spettante per i figli a carico, la detrazione medesima è attribuita per intero (100%) all’altro genitore, a prescindere dal reddito complessivo di quest’ultimo. Ne consegue che il genitore che risulta capiente potrà beneficiare della detrazione al 100% sia nel caso in cui abbia un reddito più elevato dell’altro (come nel caso dei genitori coniugati) sia nel caso in cui il suo reddito sia minore rispetto a quello del genitore che risulta incapiente (ipotesi, questa, non prevista per i genitori coniugati).

Il genitore, che ha beneficiato dell’intera detrazione in forza dell’incapienza di imposta dell’altro, sarà tenuto a riversare a quest’ultimo un importo pari all’intera detrazione o, in caso di affidamento congiunto, al 50% della detrazione stessa, salvo diverso accordo intervenuto fra i genitori medesimi (circolare Agenzia delle entrate n.34/E del 4 aprile 2008).

Nel prospetto “Coniuge e familiari a carico” sarà necessario barrare la colonna 8 in caso di affidamento esclusivo, congiunto o condiviso dei figli da genitore che fruisce della detrazione per figli a carico nella misura del 100% (la casella andrà, quindi, barrata nelle ipotesi di cui alle suddette lettere a) e c) o qualora solo uno dei due genitori sia titolare di reddito).

Per i genitori non coniugati:

  • in presenza di provvedimenti di affidamento dei figli, la detrazione compete secondo la medesima disciplina prevista per i genitori separati;
  • in mancanza di provvedimenti di affidamento dei figli, la detrazione va ripartita al 50% tra i genitori, salvo diverso accordo per attribuire l’intera detrazione a quello dei due con il reddito complessivo di ammontare più elevato (circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 15/E del 16 marzo 2007).

La detrazione spetta per intero (100%) ad uno solo dei genitori quando il coniuge è fiscalmente a carico dell’altro.

Per il primo figlio si può richiedere, se più conveniente rispetto alla detrazione spettante per il figlio medesimo, la detrazione prevista per il coniuge a carico:

  • qualora l’altro genitore manchi o non abbia riconosciuto i figli naturali e il contribuente non sia coniugato o, se coniugato, si sia successivamente legalmente ed effettivamente separato;
  • qualora vi siano figli adottivi, affidati o affiliati del solo contribuente e questi non sia coniugato o, se coniugato, si sia successivamente legalmente ed effettivamente separato.

Incentivi per l’assunzione di persone svantaggiate – Regione Lombardia

lavoro_agevolatoE’ stato pubblicato sul BURL 2/2013 il provvedimento del 27/12/2012 n.12606 della Giunta della regione Lombardia che approva l’Avviso “Dote lavoro – Inserimento e reinserimento lavorativo persone svantaggiate”, con la quale si intende realizzare politiche attive del lavoro volte all’inserimento o al reinserimento occupazionale delle persone disoccupate che si trovano in determinate condizioni di svantaggio, allo scopo di ridurre i rischi di emarginazione ed esclusione sociale.
Sono previste due tipologie di intervento: un incentivo economico diretto alle imprese che assumono le persone con i requisiti previsti con contratto di lavoro subordinato, sia full time che part-time, non inferiore ai 12 mesi; Voucher per servizi di Formazione destinato al lavoratore assunto, per percorsi di qualificazione e riqualificazione, a seguito di richiesta dell’impresa stessa.
L’incentivo economico varia in relazione al soggetto che si intende assumere: spettano 8.000 euro in caso di donne/uomini in stato di disoccupazione con una anzianità di iscrizione al Centro per l’Impiego ai sensi del d.lgs. 181/2000, da oltre 12 mesi.
L’incentivo sale a 10.000 euro in caso di donne/Uomini over 50 in stato di disoccupazione con una anzianità di iscrizione al Centro per l’Impiego ai sensi del d.lgs. 181/2000, da oltre sei mesi, oppure di donne/uomini over 45, in stato di disoccupazione con una anzianità di iscrizione al Centro per l’impiego ai sensi del d.l.gs 181/2000 da oltre sei mesi, in possesso di un titolo di studio inferiore al diploma di istruzione di secondo ciclo o alla qualifica professionale.
Se l’assunzione avviene con contratto a tempo indeterminato, il predetto incentivo di 10.000 euro viene incrementato con altri 2.000 euro.
L’incentivo economico è cumulabile con altri incentivi pubblici, nazionali, regionali, comunitari, riconosciuti per la stessa finalità. Il contributo è rivolto a coprire i costi salariali annui che l’impresa deve sostenere.
Ad ogni singolo datore di lavoro non possono essere concessi contributi maggiori di euro 500.000,00.
Successivamente all’assunzione del lavoratore il datore di lavoro potrà richiedere un Voucher Formazione del valore massimo di Euro 2.000,00. Il voucher sostiene la fruizione di servizi formativi coerenti con le necessità di accrescimento/miglioramento delle competenze del lavoratore assunto, nel quadro del profilo professionale per il quale il lavoratore stesso è inquadrato. Le attività formative dovranno essere svolte in orario di lavoro. I servizi formativi dovranno essere totalmente erogati/fruiti entro il primo anno di assunzione del lavoratore.
Possono beneficiare dell’incentivo economico e del successivo voucher formativo le imprese private, di qualsiasi dimensione e settore di attività, con sede legale e/o operativa nel territorio della Regione Lombardia.
Le imprese richiedenti dovranno presentare attraverso il sistema informativo GEFO, domanda di incentivo economico a partire dalle ore 12 del 15 gennaio 2013 e comunque entro il 30 settembre 2013.